Michel Houellebecq. Il senso della lotta
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Ogni giorno il giorno si alza per ripiombare sulla città. E su chi è sopravvissuto alla litania di morte della notte, ai suoi tarli.
Ancora una volta, “oggi avrà luogo”, come una maledizione, come una condanna. Così i versi di Houellebecq ci accolgono, alla prima pagina. E quelle che seguono non fanno che ripiegarsi su questa inalienabile (alienante) certezza. All’infinito, verrebbe da dire, ma spiacente qui tutto è finito.
È la luce del giorno a svelare, dal sorgere al suo scemare, il dramma: sul metrò, al supermercato, in discoteca, per le strade di una città affollata eppure irrimediabilmente fantasma. Torna in mente il “Meriggiare” di Montale (citato, non a caso, nella postfazione di Aldo Nove), la canicola che acceca prima che illuminare, che al tempo stesso annienta e svela il senso.
Il dramma è semplice, e nel proclamarlo Houellebecq tradisce tutta la sua formazione scientifica: “l’appartenenza” dell’uomo al suo corpo, ai limiti e alle necessità (il sesso, la fame, lo stesso respiro) che esso gli impone. Il corpo ostacolo e insieme filtro e mezzo di comunicazione col mondo, o meglio con gli oggetti che lo popolano, che lo delimitano anzi come blocchi di cemento.
Così le macerie d’un amore finito gridano, negli oggetti orfani di chi se n’è andato, le stesse sotterranee corrispondenze di una natura morta metafisica: “I cocci della tua vita si stendono sulla tavola: / Un pacco di fazzoletti iniziato a metà, / Un po’ di disperazione e il doppione delle chiavi; / Mi ricordo che eri molto attraente.” Dove disperazione e ricordo non sono che cose tra le cose. Pesanti, ingombranti, e di quando in quando inutili. “Il senso della lotta” (e viene da chiedersi qual è, visto che “siamo nella posizione eterna del vinto”…) si declina in versi a tratti regolarissimi, con la rima e tutto il resto, oppure diluiti in brani a cavallo tra il racconto e il poème en prose. Ma sempre e sopra tutto musicali, capaci di inanellarsi come le strofi d’un cantastorie nonostante la crudezza con cui ti prendono lo stomaco, l’accanita concretezza delle immagini, e malgrado gran parte della melodia si sacrifichi fatalmente all’ufficio della traduzione. In soccorso, grazie a un’edizione illuminata, vengono il testo a fronte e un cd allegato al libro con una selezione dei testi letti in lingua originale.
Mi piace pensare che la voce sia quella di Houellebecq.
Cristina Babino