Palinsesti, di Marco Simonelli
Una tv. Un telecomando. Gli anni Ottanta. Un Canzoniere. Autentici Frammenti di cose volgari, caduti dai rami d’etere di palinsesti che Simonelli accuratamente rivisita, rimanendo fedele, pur nella spinta post-modernità di testi ed intenzioni, all’antica etimologia del termine. Se “palimpsestos” era in origine il codice di pergamena su cui, una volta raschiata via una prima scrittura, si poteva vergare sopra un nuovo testo, i Palinsesti di Simonelli sono a pieno titolo riscritture poetiche dei programmi e personaggi che più di altri hanno segnato l’educazione sentimental-televisiva di una generazione, di una popolazione intera. Il Parnaso artificiale e rassicurante propinato dalla tv commerciale degli albori si ripopola qui dei suoi protagonisti storici: antieroi ed effimere eroine, pionieri ed epigoni dell’epopea catodica, in una cronaca di gesta televisive che sa di revival commosso e divertito, lontano però dalla facile logica della replica ammiccante, semmai aderente alla volontà di rievocare – e magari arrivare a comprendere - un’epoca attraverso lo strumento principe delle sue evasioni. Sfilano quindi, tra gli altri, in un valzer di zapping immaginario: Wanna Marchi e Wilma De Angelis, ruspanti icone d’un femmineo di toni acuti e Strapaese, JR (anche detto, o peggio scritto, Jai Ar, dall’italica platea refrattaria ad ogni sforzo anglofono) con Ridge e Brooke e l’armata tutta delle soap d’importazione, Sandra Milo e Cristina D’Avena, beniamine di un’infanzia funestata da tormentoni in forma di refrain e fanciulli trasformati in automi canterini, Laura Palmer e l’ignoto che l’ha uccisa alternati alle tirate protocomuniste del guru Grande Puffo, un Al Bano infine ormai privo di Romina, eroe d’un Albaneide da feuilleton riuscito proprio male, romanzo abortito d’appendice: «Oh Patriarca del desco familiare / ugola del focolare nazionalpopolare! / Tu brilli, schermo piatto, anche da noi. / A volte ritirarsi è l’unica possibile catarsi.» Il tutto inframmezzato dall’immancabile sequela di spot pubblicitari, sostentamento primo del poco mitologico ma di certo aureo Biscione Fininvest, sotterfugio ambiguo escogitato dal Cavaliere d’Arcore per dissimulare sotto mentite spoglie d’innocente disimpegno l’asservimento del pubblico, divenuto forzato spettatore di messaggi per nulla subliminali: una sorta d’edulcorata Cura Ludovico – sbiancata in candeggina dalla pasciuta nonna che tutti ricordiamo brandire candide lenzuola alla réclame – epurata dalla virulenza dello show, ma non per questo meno devastante negli effetti collaterali di conformismo e assuefazione. Riaffiora quindi alla memoria il logo campeggiante del Mulino Bianco, e con esso quell’ideale sintetico di famiglia dove il padre si sveglia ogni giorno per recarsi al suo lavoro sicuro e ben pagato, non prima però di aver gustato l’abbondante colazione preparata dalla moglie-mamma bella e in tiro già alle sette di mattina, insieme ai figlioletti, rigorosamente uno maschio e l’altra femmina, perché le fortune, si sa, non vengono mai sole. Anche la Girella, prodotto della concorrenza, supremo feticcio del rituale di meranda, merita un’ode apologetica, in cui s’insinua però tardivo il dubbio estetico sulla genuinità del pan di spagna: «Non so se il gusto ci guadagna, / non conosco l’entità della sorpresa. / Quando fai la spesa la confezione è chiusa. (…) / Sono stato confezionato durante gli anni Ottanta». Simonelli, poeta di metrica ricercata e di contaminazioni estetiche intelligenti e impreviste, dimostra con quest’opera un notevole coraggio: il suo è un equilibrismo pericoloso, che a una lettura poco attenta può facilmente sembrare leziosità, consumato esercizio di stile, e che va invece avvicinato col necessario distacco nei confronti del testo in sé, così da apprezzare sino in fondo ogni elemento formale, anche ricercato, che lo compone, e con una partecipazione affettivo-emotiva altrettanto necessaria ai revival che propone. Certa poesia è tutta un programma.
Cristina Babino
(pubblicato su Le voci della Luna, giugno 2008)
Marco Simonelli
Palinsesti
(Canzoniere catodico 2002 – 2005)
Editrice Zona, 2007
Pagg. 80 – euro 10
